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Gasba

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  1. Gasba

    jeff buckley

    Pensa, non lo sapevo, in effetti potrebbero esserci delle similitudini (anche se yorke se la sogna una voce così). Il padre era certamente un artista immenso, ma trovo ingiusto ogni volta tirarlo in ballo quando si parla del figlio, manco fosse un qualsiasi raccomandato. Uno che con un solo album ha fatto più musica di tanti artisti in tutta la vita merita un'attenzione tutta sua. E infatti:
  2. Gasba

    Daydreaming (+ video diretto da P.T. Anderson)

    però non confondiamo semplice con banale. La semplicità non è sempre banale, come d'altronde i radiohead ci insegnano. Se ci mettiamo ad analizzare "oggettivamente" le melodie vocali di yorke, non uscirebbe certo fuori un maestro dell'invenzione. Anzi hanno fatto della "semplicità complicata" un po' la loro estetica (gli esempi sono innumerevoli). A me qui il cantato suona come in balia del pianoforte, melodicamente e ritmicamente. Cioè riceve dal piano l'impulso a procedere, e aderisce con passo cadenzato alla marcia scandita da qualcosa di più grande di lui - che va oltre lui. Non prende l'iniziativa, non va "di petto", non pretende una sua autonomia né con sali e scendi alla paranoid, né con grandi allunghi alla bloom: avanza rassegnato al destino. Il cantato è semplicemente "happy to serve you", felice di servire l'orchestra, il golfo mistico della collettività, la pancia della balena, la madre terra, il divenire, ecc. Così come la voce di TNA era in balia dello Stato, della patria, della bandiera, ecc. ecc. (qui con i connotati dell'incubo ironico). La voce di daydreaming è il lamento del neonato, del neouomo, cullato dall'arpeggio ipnotico degli aggeggi luminosi che lo tengono in dormiveglia: zombie by Windows. Banale quindi non significa nulla, non essendo né la voce, né la melodia del pianoforte dei sistemi isolati. Assumono senso solo nell'insieme. E poi il cambio che fa jonny nel ritornello è un piacere per l'anima, altro che scontato. Ma in realtà tutto è pervaso da un'aura di santissima grazia divina, di quelle volte in cui ti ricordi chi cazzo sono i radiohead e perché avevi iniziato ad ascoltarli.
  3. Gasba

    jeff buckley

    Artista di cui si parla molto poco qui su scatter. Grace è un vero capolavoro. Bellamy invece può pure comprare la chitarra di hendrix, ma rimarrà sempre al livello @Cantagallo
  4. Gasba

    Daydreaming (+ video diretto da P.T. Anderson)

    premesso che questo discorso per me non ha nessunissimo senso, ma ti chiedo: con quale criterio oggettivo stabilisci che il cantato di daydreaming sia inferiore a quello, per esempio, di the national anthem?
  5. Gasba

    Un film al giorno Vol. 2

    No io l'ho apprezzato tutto da subito, anzi ho amato in particolare la scena della discesa nelle grotte nella seconda parte. Però penso fosse abbastanza voluta l'impressione di cui parli. Cioè il film ti tira l'esca presentandosi come abbastanza lineare (incipit misterioso a parte), ma una volta agganciato ti porta giù nelle cavità sotterranee dell'irrazionale, dove puoi solo contemplare. Gioca proprio su questo contrasto credo (tutto il film è essenzialmente diviso a metà). Il che non significa che sia un film senza senso o che sia stato pensato a casaccio (temi chiari ci sono, linee di senso ci sono) ma lavorando su immagini profonde lascia il giusto margine di interpretazione. Persino un film delirante come inland empire, la cui sceneggiatura si è costruita pian piano letteralmente A CASO, ha in realtà un'idea di fondo abbastanza solida. Nella versione americana hanno censurato alcune scene dell'orgia coprendole con figure umane aggiunte digitalmente Però ho detto una mezza cazzata: non è morto prima di saperlo, anzi ha dato lui stesso l'ok (non che avesse molta scelta, ha preferito rattoppare che tagliare). Però è morto prima di partecipare personalmente all'operazione.
  6. Gasba

    Un film al giorno Vol. 2

    e della serie "dicci qualcosa di meno", piccola selezione a tema slow: - sacrificio di tarkovskij - l'eclisse di antonioni - professione: reporter di antonioni - le armonie di werckmeister di bela tarr - paesaggio nella nebbia di angelopoulos - last days di van sant (ma solo perché gerry l'hai già visto) - pagine sommesse di sokurov - sogni di kurosawa - vive l'amour di tsai ming liang e poi sei pronto per ascendere al cielo Purtroppo nella versione 1080p non hanno mantenuto il rapporto in 4:3 come da indicazione di kubrick, ma hanno spiattellato tutto in 16:9. (e per fortuna kubrick è morto prima di sapere cosa hanno fatto ai suoi nudi nella scena del rito ).
  7. Gasba

    Un film al giorno Vol. 2

    bhe slow cinema è una definizione abbastanza recente di sight & sound, in linea con la mania dei critici di identificare un minimo comune multiplo nelle poetiche di autori diversi. Ovviamente slow cinema non è sinonimo di grande cinema, così come il fast cinema non è sinonimo di usa e getta. Sarebbe folle anche solo pensarlo. Anzi trovo che spesso la lentezza sia un po' abusata, o comunque non sfruttata nelle sue vere potenzialità. A me la lentezza piace quando è piena. E con piena non intendo piena di eventi, ma di "attenzione", cioè di attività mentale. Tarkovskij è maestro di quest'arte, e secondo me nessuno lo ha mai eguagliato. Scolpisce la soglia dell'attenzione (cioè la nostra percezione del tempo) in maniera unica. Cinque scene diverse in un unico movimento di macchina. Senti davvero la verità assoluta del momento presente, che però si dissolve e si trasforma continuamente. E così accade di tutto anche quando non succede niente. è tutto un gioco di densità, di pieni e vuoti. Il vuoto dà un senso al pieno e viceversa - tao te ching e il miglior kurosawa. Il cinema di tarkovskij ha le caratteristiche della Zona. Ma si potrebbero aggiungere - anche se inarrivabili col russo - Bela Tarr e Theo Angelopoulus, qualcosa di Sokurov per rimanere in ambito "finzione". Quando la lentezza è esasperata e/o non supportata da questa costruzione invisibile, allora mi risulta meno entusiasmante (come è il caso del Lav Diaz più estremo). Sembra lenta per il gusto di essere lenta, e le uniche considerazioni possibili sono meramente intellettual-banali oppure legate a discorsi ben precisi (nel caso di Five di kiarostami è un omaggio al carattere contemplativo del cinema di Ozu, regista che ti consiglio). Non basta accendere la camera e lasciarla fissa su un punto X per "vedere il tempo". In primis perché è una formula ormai abusata (risalente a wharol, ma onnipresente in tanta videoarte di ogni tempo, persino in Greenaway), e poi perché occorre che rimangano residui di quella "memoria e aspettativa" di cui parla l'articolo in merito ad Agostino (concetti in realtà risalenti ad Aristotele). Cioè occorre che nel nulla totale di un tempo morto ci sia il massimo dell'azione. E che l'azione del film si riveli in realtà pura inazione. Antonioni lo insegnò al mondo nei '60. Insomma la lentezza per me è un'arma a doppio taglio, al confine tra esercizio di stile onanistico e capolavoro assoluto. Quando è utilizzata con maestria può davvero cambiarti la visione delle cose, e regalarti esperienze estetiche intense come poche altre. Ovviamente bisogna anche avere una certa predisposizione di partenza alla lentezza (io non ho problemi per fortuna: sono l'unica persona che conosco ad aver ascoltato per intero i well tuned piano più di una volta ), molte persone che conosco - e che rispetto - non ne traggono il mio stesso piacere.
  8. Gasba

    Dei sintetizzatori modulari

    bho trovo troppo limitante dover decidere tra bianco o nero, quando si può gioire dell'infinità possibilità delle sfumature. I semi modulari possono fare da "ponte" e adattarsi a diverse configurazioni (e metodi di composizione), possono essere autosufficienti con la sola parte sequencer (per chi non vuole perder tempo in mille moduli o cavetterie, troppo spesso fuorvianti per il risultato), ma può anche aprirsi al delirio con le varie patch. E tutto ciò con l'inimitabile sound moog misurabile in scala mercalli. Il minimoog è troppo più impegnativo, costa e pesa quattro volte tanto (a differenza della mia macchinetta anni '40 che costa un decimo del suo analogo digitale ).
  9. Gasba

    Dei sintetizzatori modulari

    scatto con macchine fotografiche degli anni 40, piano a parlar male della preistoria (in generale non appoggio nessun discorso meglio/peggio, antico/alla moda, applicato a mezzi tecnologici che non siano un iPhone)
  10. Gasba

    Dei sintetizzatori modulari

    Mi pare un'affermazione azzardata! Non la butterei sul meglio o peggio (e soprattutto non su cento o zero), penso sia più questione di gusti e di metodo, nonché di timbrica caratteristica. Io ad esempio sono un grande fan del sound ciccione di moog, e apprezzo anche la configurazione "ibrida" di questi semi modulari in particolare (dfam, mother 32, ecc.). Con ciò non disdegno make noise eh, né i folli che perdono la testa tra manopole e minijack. Sono approcci diversi, e questo si colloca un po' a metà. La performance della ciani credo che in realtà non renda giustizia al mezzo, altri video-demo più umili offrono una panoramica più vasta delle timbriche. Ma la nota davvero interessante per me sta nelle possibilità poliritmiche, adattabili a un numero straordinario di generi.
  11. Gasba

    Dei sintetizzatori modulari

    Non so se è molto in topic, ma Moog ha cacciato fuori questa bella bestiola che ha presentato mettendola nelle mani della Ciani: Trattasi del Subharmonicon, un semi modulare poliritmico con potenzialità infinite, che si aggiunge alla schiera delle varie "madri" made in moog. Una vera bestia, basta guardare i video online per fantasticare sulle potenzialità che offre. Se vi avanzano 800 euri...
  12. Gasba

    Un film al giorno Vol. 2

    Su cosa in particolare? Vuoi sapere che ne penso dello slow cinema? O in generale del tempo nel cinema?
  13. Gasba

    Scatter ai tempi del virus

    niente, volevo anch'io il mio momento pessimista
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