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kid a

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  1. Se mi giri la mail te lo passo
  2. Scusa, non pensavo amassi serbarti la sorpresa. Chiedo venia
  3. scaletta di Foligno
  4. però condivido le sue riflessioni. Per me dal punto di vista compositivo La Malavita è un album della Madonna, non inferiore ai primi due. Però la produzione mi dà l'idea di un qualcosa di ben confezionato ma senza mordente, un po' piattamente radiofonica. Gli arrangiamenti de La moda del lento sono più creativi e lì la mano di Massara è praticamente ovunque. Per Bianconi La moda è il loro disco meno riuscito, per me il loro migliore.
  5. Ho ascoltato il disco di Poi e sinceramente l'ho trovato molto molto piacevole, con una bella fantasia compositiva ed un sound molto riconoscibile, pur con i suoi evidenti riferimenti. Ho superato anche l'idiosincrasia iniziale per la voce alla Donald Duck. Devo riascoltarlo, ma per il momento per me è promosso.
  6. Lasciò dopo La Malavita. Cosa faccia ora non lo so. Questa è un'intervista che rilasciò all'epoca, in cui chiarisce le motivazioni che lo spinsero ad uscire: Ciao Fabrizio, per chi non ti conosce, facciamo il punto della tua storia con i Baustelle: come sei entrato nel gruppo? Ho conosciuto Francesco (Bianconi, ndr) nel '94 circa, all'Università di Siena. Cercavo dei musicisti per suonare assieme e nacque un'amicizia. Condividevamo, come è ovvio, l'interesse per la musica, io mi sono proposto come aiuto tecnico di produzione e registrazione per il gruppo di Francesco di allora, avevo un piccolo registratore quattro piste casalingo e da lì mi sono ritrovato a lavorare sulle canzoni del "Sussidiario" ("Il Sussidiario Illustrato della Giovinezza", ndr) e dell'Ep che lo precedeva, aggiungendo anche del mio ed entrando a far parte del gruppo, con tastiera e computer. Raccontami meglio di come vi giostravate nel comporre, tu e Francesco. Beh, io ero un po' lo smanettone del gruppo, mi piacciono molto sonorità new wave, più fredde e acide rispetto a quelle di Francesco. Lui ama un certo cantautorato pop anni 60-70, Phil Spector e autori americani per intenderci, e ne "La Malavita" ha cercato di sintetizzare proprio questo. Giacché hai nominato il nuovo disco, parliamo un po' di quello, che ti vede autore formale ma che ha segnato anche la tua dipartita dai Baustelle, come tutti sanno. Sai, è facile ora saltare sul carro del vincitore... Secondo me i Baustelle meritavano già da vari anni di essere conosciuti dal grande pubblico. In Italia c'è una mentalità abbastanza provinciale, per la quale finché sei un "povero sfigato" al massimo ti danno una pacca sulla spalla e invece se ti produce una major hai automaticamente un certo carisma, e un certo budget, ovviamente. Puoi spiegarti meglio? La scelta di fare un disco più chitarristico, con l'utilizzo di una apparato sinfonico più consistente, grazie anche alle maggiori disponibilità economiche della Warner, sono assolutamente volute e anche ben riuscite, io stesso ho partecipato a definire le linee di archi. Certo, personalmente avrei preferito usare quelle possibilità in altro modo, forse più sperimentale, usando allo stesso tempo più inserti elettronici e piu' strumenti acustici, meno elettrici insomma. Vero è che il disco è stato registrato a Torino e io non ero sempre lì, quindi in sede di produzione molte mie scelte sono state cassate per quelle anteriori, già registrate in fase di preproduzione oppure per scelte di editing (per esempio una sezione su "Perché una ragazza", arrangiamenti sui ritornelli di "A vita bassa", "Un romantico a Milano", e un po' di programmazioni su vari pezzi). Comunque, ci tengo a dire che, per quanto ho avuto modo di vedere, la Warner ha lasciato piena discrezione al gruppo, sia sui testi sia sulle musiche. E' normale che in sede di produzione si operino certe scelte. Io però ti devo confessare che ti sento pochissimo su questo disco nuovo, a livello di presenza, di "tocco" negli arrangiamenti, soprattutto rispetto a "La Moda Del Lento". E' vero che questo è il disco dei Baustelle su cui io ho lavorato meno, sia per ragioni contingenti sia perché mi sentivo sempre meno dentro lo spirito dell'album e del gruppo man mano che il lavoro andava avanti. La decisione che ho preso è stata molto difficile per me, e inaspettata per gli altri, infatti non ascolto volentieri "La Malavita", ma se devo darti un parere oggettivo, la mia opinione è che si tratta certamente di un buon disco, che conferma e cristallizza una serie di tratti tipici dei Baustelle degli anni passati. Lo fa con una produzione più costosa e professionale (quindi il disco suona bene secondo gli standard della gente comune), e con una semplificazione di scelte rispetto ai dischi precedenti. Non a caso, sia le parti elettriche che elettroniche sono molto più lineari, il tutto è anzi sin troppo lineare, prevedibile, con dei modelli in testa sin troppo precisi ed evidenti. Se ho ben capito, quindi, questo nuovo "momento Warner" dei Baustelle ha influito sulla tua decisione di lasciare il gruppo. Alla fine io sono uno che si diverte e si è sempre divertito con le piccole trovate, i dettagli, e su questo disco non ne trovo granché. Anzi, per alcune cose, come "Il Nulla" che è uno dei pezzi co-scritti da me, sono assolutamente insoddisfatto di come sia stata portata avanti la produzione. Purtroppo, una volta verificata la totale incompatibilità fra il mio essere e la mia figura e quella del produttore di questo album, che godeva invece del pieno supporto della band e della struttura manageriale, ho preferito fare due passi indietro per il bene della band e della "stabilità". Rimane, comunque, un disco di grandi canzoni pop dal gusto "retroattivo", con i testi di Francesco che meritatamente vengono spesso citati più del lavoro sottostante. Va bene così, era ora che la gente si accorgesse dei Baustelle e se non succedeva con l'esposizione attuale... E' solo che io non mi sentivo più tanto felice nel gestire quel tipo di approccio che guarda come riferimenti e modelli a cose che a me intrigavano poco o niente (mi riferisco alla generazione Strokes et similia) e volevo provare nuove cose, lontane anche dalla forma tipica del gruppo rock batteria-basso-chitarra, lontane dal riempimento continuo degli spazi e delle frequenze disponibili. Insomma, "La Malavita" ti piace o no? "La Malavita" è un po' il compendio dell'attività decennale dei Baustelle, ma non è quello che voglio fare. E cos'è che vuoi fare? Ah, forse per ora so più quello che non voglio fare che quel che voglio fare! Mi piacciono sonorità più nude rispetto a quelle ho lavorato in questi anni. Sto sperimentando varie cose, e suonando molto il pianoforte, sia acustico che elettrico (grazie anche a emulazioni di classici strumenti del passato come il CP80 Yamaha, fra gli altri). In generale le cose su cui sto lavorando hanno un ideale elettroacustico: mi piacerebbe coniugare timbri e approcci molto contemporanei con cose appunto più acustiche. Ho in mente idee da sviluppare con certi strumenti, quindi non escludo, quando avrò le idee più chiare, di lavorare con altri musicisti. I Baustelle ti mancano? Non vorresti essere in tour con loro? Sai, in fondo per me i Baustelle hanno rappresentato un grande "love affair" artistico, soprattutto fra me e Francesco e le nostre chimiche diverse. Vedevo però che tutto questo si stava sfilacciando, a causa appunto dei nuovi/vecchi "desideri" sonori, nonché dei cambi di equilibri interni del gruppo, e quindi era per me necessario allontanarsi. I tuoi attuali progetti quali sono? Ora sto lavorando da solo, alla ricerca di un ipotetica terra di mezzo fra la forma-canzone tradizionale e qualcos'altro, spazi un po' più dilatati, qualcosa di sicuramente più intimo e meno "loud and macho" di alcune cose recenti dei Baustelle. Come ti dicevo prima, c'è l'amore per le piccole bellezze, e la voglia di confrontarsi con il vuoto, con il silenzio, con i sussurri. Le cose che faccio ora sono idee molto spontanee, armonicamente più aperte e "ricercate" rispetto a quelle precedenti, con spunti e accordi in qualche modo jazzati che derivano dagli ascolti di questi ultimi due anni... Penso a Bill Evans, per esempio, ma anche a un certo soul e Brasile di decenni fa. Ah, bene, dimmi un po' i tuoi ascolti preferiti... Fra le cose ascoltate di recente ti direi: Gutevolk, Vashti Bunyan, vecchie cose di Terry Callier, Debussy, alcune cose di Messiaen. Ho scoperto poi alcune "songs" di Tchaikovsky, delle microsinfonie che spesso non conoscono nemmeno quelli del Conservatorio. Anche Max Richter mi piace, è un compositore inglese con delle idee molto belle. E poi concordo con i tuoi apprezzamenti su Murcof, ha fatto un gran bel disco. L'ultima domanda: la tua canzone preferita in "La Malavita". Mi è piaciuto riprendere in mano "I Provinciali", che, come sai, vengono dal materiale del "Sussidiario". L'originale era molto diverso, sono piuttosto contento del risultato.
  7. Che tenero il giovane Bianconi Jarvis wannabe che trema per l'emozione, e infatti si sente perché la canta malissimo. Anche la resa strumentale, ancorché buona, non è secondo me all'altezza della versione su disco, però il valore "storico" del reperto è davvero significativo. P.s. Il sussidiario <3 Massara <3
  8. per me invece è Amen è un passo indietro rispetto ai primi tre ed uno dei dischi che preferisco di meno. In genere sono stato poco entusiasta di tutti gli album successivi a La Malavita, eccetto per l'appunto L'Amore e La violenza, che è l'album che mi ha pienamente riconciliato con loro.
  9. Bellissima questa versione
  10. Sì, ne parla qui a 2:05:
  11. Vero, ha una voce molto più profonda, forse perché è anche migliorato un po' nell'impostazione. A me l'unica cosa che non piace della sua voce attuale è che spesso tende a scimmiottare De André nella scansione delle parole. Anch'io curioso per la scelta del repertorio, anche perché hanno fatto capire che riarrangerranno tutto tenendo coi suoni de L'amore e la violenza.
  12. Non male. rilancio coi Braustelle
  13. Se però si parla di jazz rock, il ruolo di capofila in Italia spetta indubbiamente ai Perigeo. Se non erano all'altezza delle controparti straniere è solo perché queste si chiamavano Miles Davis group o Weather report. Almeno 4 album fondamentali.
  14. Prog italico di matrice jazz con influenze Crimsoniane. Personalmente amo moltissimo questo disco.