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Dopo aver rimuginato a lungo sul finale, aggiorno il mio pensiero:

Spoiler

Ci sono tante cose che mi ero perso e che non ricordavo con precisione. Ad esempio, il fatto che nei missing pieces Phillip Jeffries già pronunciasse la frase "We live inside a dream". Inoltre era shockato dall'anno ed aveva scoperto qualcosa ad un Judy's. Insomma, l'impressione è che Dale sia semplicemente "partito per la tangente" come Jeffries 20 anni prima, a contatto con questa "entità malvagia". Al di là del fatto che per gli spiriti il tempo sembra non aver una normale connotazione, per cui ad esempio Jeffries sembra conoscere già Cooper nell'89 probabilmente perché lo aveva conosciuto come il suo doppelganger.

Una cosa che invece non mi è chiara è: se Briggs aveva comunicato di Judy prima che Dale entrasse nella loggia, com'è possibile che il doppelganger non ne sappia nulla? Come ha potuto Cooper nascondere questa informazione dalla memoria del suo doppione?

Vedendo tutte queste cose, mi son reso conto di come in realtà pochissime cose siano cambiate da quel che sapevamo dopo fire walk with me. Insomma, il finale è molto simile, alla fine tutta la serie ci ha riportati al punto di partenza in un certo senso.

Rimane una serie in generale stupenda, superpromossa per emozioni suscitate, montaggio, fotografia, suoni, quasi tutto mi è piaciuto moltissimo. RImangono delle cose che mi hanno fatto un poco storcere il naso: la storia di Freddie continua a sembrarmi lazy screenwriting (me li vedo attorno ad un tavolo a dirsi "come lo sconfiggiamo sto BOB? Mah, facciamo che un tipo viene da Londra, si mette un superguanto e tira superpugni" <_< ) e il fatto che Diane sia il grande amore che Cooper incontra dopo essere uscito dalla loggia... Mah, Annie morta e sepolta già? Sta Diane se l'era magari fatta prima di partire per Twin Peaks nell'89, ma non mi sembrava ci tenesse poi così tanto! :lol:

 

 

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Ho finalmente visto la 16, ma ancora di più ho letto gran parte delle vostre considerazioni:clapclap:

Inizio settimana prossima finalmente mi vedo il finale, anche se fino ad ora, senza le vostre congetture, non ci avrei capito molto!:azz:

14,15 e 16 bomba e non c'è niente da fare: sarah palmer è sempre il personaggio più inquietante di tutti

Che serie ragazzi, che serie:wub:

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Ho appena visto la 18.

Boh, sono confusissimo. 

Spoiler

La scena finale con Laura che smatta dopo aver sentito Leland (?) che urla mi ha fatto salire una pelle d'oca di 8cm. Cristo

 

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Mi sono rivisto Laura di Otto Preminger. Non capisco perché in Italia l'hanno tradotto Vertigine. Comunque, la protagonista è Laura, ma c'è anche una Diane.
Non solo. Laura ha un diario segreto che il poliziotto che sta investigando sulla sua morte legge. Inoltre anche questa Laura era una po' ambigua nel senso che sì, si doveva sposare con qualcuno - un grandissimo Vincent Price - ma anche no...insomma anche lei molto insicura.
Altri due elementi in comune con Twin Peaks. Il primo è il quadro di Laura, associabile alla foto di Laura Palmer.
Il secondo è l'impermeabile del poliziotto che indaga, uguale a quello di Cooper nelle prime due stagioni. 

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Abbandonata ogni speranza di trovare una serie tv decente, mi sono rivisto Twin Peaks 3 in una specie di maratona in 5 giorni.
Visto che all'epoca non ho avuto modo, voglio condividere un paio di pensieri sparsi:

Mi è piaciuto più della prima volta, se possibile. Anzi penso che in tv non si sia praticamente mai visto niente del genere, e il pubblico a malapena se n'è accorto. D'altronde nell'era di Netflix, patria della fruizione mordi-e-fuggi, era normale che una serie come questa cadesse subito nel dimenticatoio. Esclusi gli affezionatissimi, i cinefili e i lynch maniaci, TP3 è apparso alla restante massa come una grande incognita, una di quelle opere contemporanee così indecifrabili da sembrare - a volte giustamente - provocatorie, prive di senso e direzione.
Allo spettatore medio non piace la centrifuga: egli pretende la linea retta, la spiegazione, pretende il personaggio-professore che sul finale, armato di colpi di scena e stereotipi, svela alla platea il senso ultimo di ogni cosa (momento che di norma è ritardato fino allo sfinimento). Solo così lo spettatore medio riesce a prendere sonno la sera, soddisfatto e rassicurato che anche stavolta tutto abbia un senso. Solo se ogni cosa è ben terminata possiamo tutti ripeterla in coro, come in chiesa. Se le parole sono confuse, o peggio ancora interminabili, lo spettatore medio allora si sente preso in giro, e il rigido cristallo delle sue aspettative evapora in una grande nube insignificante e incolore, subito spazzata via da jon snow che si incula la regina dei draghi o da altri fuochi d'artificio del momento.

Ebbene, tutto questo Lynch lo sa, e ne fa un ritratto sconcertante e geniale. In un ricamo citazionistico di pittura, videoarte e cinema, di realtà e finzione, fa interferire i codici televisivi fino al loro completo rovesciamento, perculando alla grande questa generazione di spettatori. Sostituisce la logica del "tutto e subito" con quella del "niente chissà quando". Condanna l'antagonista facendone pura attività, pura volontà e costante ricerca (di coordinate, di direzioni), e fa invece dell'eroe centrale un ebete inattivo, un albero, un tempo morto vivente - quintessenza del wu-wei taoista.
Sottrae all'intreccio la spiegazione e la linea retta, lasciando che gli eventi si manifestino per così dire "spontanei", come in sogno, senza un centro. Fa dell'esperienza televisiva un delirio elettrico, un sogno collettivo che non ha un sognatore unico e certo.
Fa del televisore una scatola vuota, che non mostra nulla fintanto che la si osserva direttamente e ci si aspetta qualcosa, ma genera figure - o mostri - non appena si distoglie lo sguardo: la verità non è nel centro, ma sulla coda dell'occhio, al limite tra dicibile e indicibile, in quello spazio vuoto e intestimoniabile che non può essere colmato se non da noi stessi.
In tutto ciò, rivolgendosi cioè direttamente allo spettatore-sognatore, Lynch disegna nel frattempo il suo definitivo compendio cinematografico, dando vita a una vera e propria cosmogonia personale fatta di macchie indistinte e vaghe impressioni. Si potrebbero perdere giorni a dare una spiegazione al tutto, a ricostruire il puzzle: eppure ci sarà sempre quel tassello mancante che va inventato, quel vuoto anarchico che si rifiuta di irrigidire il disegno completo e quindi lo inghiotte come un buco nero. Tutto è energia, afferma Lynch con Einstein; energia e materia sono interscambiabili. Come la materia può sprigionare un'enorme energia, così l'energia può condensarsi in materia. La forma-pensiero Twin Peaks, questi attori e questi luoghi "finti", sono un grande sogno al pari della vita, e al pari della vita possono quindi dirsi "reali". No hay banda, eppure sento un suono.

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Io di Twin Peaks 3 porterò sempre dentro - al di là delle 18 puntate - l'atmosfera generale di curiosità a ogni puntata. Avevo una curiosità quasi infantile. Il fatto di aspettare ogni domenica pomeriggio per trovare i sottotitoli in italiano, le pippe/considerazioni/teorie con @Valderrama su ogni frame, spezzone, nanosecondo di ogni singola puntata. Ce ne siamo dette di ogni. Ecco, in un'epoca in cui domina il tutto e subito è stato "analogico" aspettare ogni domenica per la puntata di Twin Peaks e poi, rivedersela e correre a scrivere sui forum vari su qualsiasi roba avesse in mente Lynch in quel momento.

Sulla serie in sé poco da dire. Non l'ho più rivista dal settembre 2017. Sta ancora crescendo dentro. Tra qualche anno me la rivedrò, voglio sgombrare la mente più che posso e tuffarmi in quello che, I Cahiers Du Cinema, hanno definito il più grande film del 2017. 
 

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E anche Norma Jennings ci ha lasciato.

RIP Peggy Lipton :bye:

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